Viticoltura campana: storia di una tradizione secolare

Il vino rappresenta una delle eccellenze prodotte in Campania: dalla zona vesuviana all’entroterra, dalle isole al Cilento, esistono decine di aziende che confezionano etichette di grande pregio, in grado di proseguire una tradizione dalle radici secolari. La storia del vino in Campania è lunga e affascinante: nel nostro approfondimento ne ripercorriamo le tappe principali, dall’epoca greco-romana ai giorni nostri.

 

Il vino della Campania Felix: il Falernum

Il ritrovamento di numerose anfore vinarie in uso in tutta la Magna Grecia testimonia come la produzione di vino in Campania risalga probabilmente al periodo in cui il territorio era stato colonizzato dai Greci. Questi ebbero il merito di introdurre le tecniche necessarie per coltivare la vite presso le popolazioni pre romane stanziate in Campania.

La produzione vinicola campana nell’antichità tocca il suo apice in epoca romana, quando si impone un prodotto di qualità eccelsa, il Falernum, celebrato da numerosi autori, tra i quali Cicerone e Plinio il Vecchio.

Veniva prodotto nell’ager falernus, un’area che si trova nell’attuale provincia di Caserta (in corrispondenza dei comuni di Carinola e Falciano del Massico). Alcune fonti testimoniano l’esistenza di tre varietà di questo vino pregiato: il Falerno propriamente detto, prodotto in pianura, il Faustianum e il Caucinum. Naturalmente, è bene sottolineare che – per quanto apprezzato – il vino ‘antico’ aveva poco o nulla in comune con i moderni presidi enologici: poiché il gusto si alterava piuttosto velocemente, i difetti organolettici venivano nascosti, aggiungendo miele e spezie al momento del consumo.

viticultura campana

 

Dal Medioevo in poi

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la produzione vinicola cala sensibilmente ma non si arresta del tutto. Cambia la tecnica di conservazione del prodotto, con il passaggio dall’anfora di terracotta alla botte in legno mentre le tecniche di produzione, in special modo durante i secoli del Basso Medioevo, tornano ad essere più basilari. Quelli prodotti nelle regioni mediterranee, come la Campania, sviluppavano un tasso alcolico più elevato ed erano in grado di resistere quasi tutto l’anno, a differenza di quelli provenienti da regioni dal clima continentale.

Questo probabilmente contribuì a tenere ben viva la tradizione vinicola campana, che conobbe nuovi fasti nel Quattrocento, grazie agli angioini. Questi impiantarono nel territorio dell’odierna Aversa una varietà di bianco in grado di riservare alla corte francese una sufficiente produzione di vino spumante. I tralci venivano fatti crescere lungo i tronchi dei pioppi, raggiungendo un’altezza tra i 15 e i 20 metri; questa particolare tecnica ha poi preso il nome di ‘Alberata Aversana’. Ancora oggi nel territorio dell’aversano (nonché in diverse zone delle province di Napoli e Caserta) si produce un bianco dalle caratteristiche peculiari, l’Asprinio.

Fino alla fine del Settecento, le uve aversane venivano acquistate dai produttori di tutta Europa per la vinificazione di spumanti di pregio; la diffusione di alcune malattie della vite come l’oidio e la fillossera, seguite a fine Ottocento dalla peronospora, influì negativamente sulle capacità produttive dei vigneti campani. Solo negli ultimi decenni del secolo scorso, grazie alla modernizzazione delle tecniche di produzione e la nascita di cantine moderne, i vini campani sono tornati a rappresentare un’eccellenza nazionale.

 

Vini e vitigni campani

La moderna produzione vitivinicola della Campania è particolarmente variegata, in quanto annovera sia varietà a bacca bianca che rossa. Questi ultimi includono, tra gli altri, il Primitivo, il Piedirosso, l’Aglianico e il Greco Nero, mentre i ‘bianchi’ più importanti sono il Coda di Volpe, l’Asprinio, il Fiano, il Greco e la Biancolella.

Da queste uve si ricavano diversi vini a denominazione di origine controllata; tra i più celebri vi sono il Taurasi (DOCG), il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo (entrambi DOC), l’Aglianico del Taburno (DOCG) e la Falanghina del Sannio (DOC), oltre al Lacryma Christi, anch’esso DOC.

Naturalmente, il modo migliore per apprezzare un buon vino è berlo alla giusto temperatura e con gli strumenti adatti; con la raccolta punti di Energia Azzurra è possibile aggiudicarsi un set da sei calici in vetro, ideale per degustare i pregiati rossi campani.

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