La tradizione del caffè sospeso a Napoli: storia e curiosità

Il caffè, si sa, è parte integrante della cultura partenopea, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “oro nero” di Napoli. La bevanda viene consumata tanto nei bar e nei locali quanto a casa, dove una moka o una caffettiera per cialde o capsule non manca mai; con la raccolta punti Caffè Borbone di Energiazzurra, ad esempio, è possibile aggiudicarsi una macchina espresso o una confezione di cialde, per godere del gusto di un ottimo caffè ogni volta che si vuole.

Più in generale, al consumo di questa celebre bevanda, un rito quotidiano al quale i napoletani difficilmente si sottraggono, sono legati diverse curiosità e tanti tradizioni; tra queste, la più suggestiva è certamente quella del ‘caffè sospeso’, talmente radicata nel folklore cittadino da ispirare anche il titolo di un libro del celebre scrittore Luciano De Crescenzo.

 

Cos’è il ‘caffè sospeso’

La tradizione napoletana del caffè  “sospeso” è, a tutti gli effetti, un piccolo gesto di solidarietà verso il prossimo; essa consiste nel pagare un caffè senza consumarlo. In tal modo, si offre la possibilità ad una persona meno abbiente o in difficoltà di entrare al bar e chiedere un ‘sospeso’, così da prendere un caffè senza pagare.

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Le origini della tradizione

Esistono diverse teorie circa l’origine di questa peculiare tradizione partenopea. Luciano De Crescenzo, nel suo libro intitolato proprio “Caffè sospeso”, la descrive così: “A Napoli, una volta, c’era una bella abitudine: quando una persona stava su di giri e prendeva un caffè al bar, invece di uno ne pagava due. Il secondo lo riservava al cliente che veniva subito dopo. Detto con altre parole, era un caffè offerto all’umanità. Poi, di tanto in tanto, c’era qualcuno che si affacciava alla porta del bar e chiedeva se c’era un “sospeso”. Tutto questo era dovuto al fatto che erano più i clienti poveri che quelli ricchi. […] Un giorno ho conosciuto un brav’uomo, bisognoso di fare amicizie, che di “sospesi” ne pagava addirittura cinque”.

Riccardo Pazzaglia, nel libro “Odore di caffè”, propone invece una diversa teoria. In sostanza, la tradizione del caffè sospeso sarebbe nata per ‘risolvere’ le dispute tra amici al bar, che spesso insorgevano al momento di decidere chi avrebbe dovuto offrire il caffè agli altri. Probabilmente, in mancanza di un accordo, veniva pagata una consumazione in più e invece di chiedere il resto, gli avventori preferivano lasciare un caffè ‘sospeso’, che il bar avrebbe elargito ad uno sconosciuto.

Altri invece, ritengono che la tradizione si sia diffusa nell’Ottocento o, verosimilmente, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando la città versava in condizioni economiche critiche e molti non potevano neanche permettersi una tazzina di caffè.

 

Il “caffè sospeso” oggi

La tradizione nata in riva al Golfo di Napoli si è diffusa ben oltre i limiti fisici del capoluogo partenopeo. L’irlandese John M. Sweeney, ad esempio, ha fondato un movimento denominato “Suspended Coffee”, che riprende fedelmente i principi del costume napoletano del caffè sospeso. Nei locali che aderiscono all’iniziativa (supporting coffee shop), i clienti hanno la possibilità di pagare due o più caffè, prenderne uno per sé e lasciare gli altri in sospeso, così che possano essere offerti a qualcuno che ne ha bisogno. Come si legge sul sito di Suspended Coffee, chiunque può chiedere un caffè sospeso, “può essere un senzatetto al quale passi davanti ogni giorno per strada, uno studente stressato impegnato con gli esami, una madre single con quattro figli che non può permettersi di comprare il caffè in negozio per questo mese. Può essere anche un uomo d’affari ben vestito”.

Anche in Italia, il caffè sospeso ha dato vita ad un coordinamento nazionale, la “Rete del caffè sospeso”, fondata nel 2011. Nei locali aderenti al circuito, ogni cliente è libero di lasciar pagato un caffè in più; su una lavagnetta, il gestore segna quante tazzine sono rimaste ‘in sospeso’ e le cancellano quando vengono consumate. L’iniziativa nasce “per proporre la ripresa dell’antica usanza partenopea nei bar e nei locali d’Italia e per diffondere anche nei settori della promozione culturale e sociale la filosofia solidale su cui si fonda”, come si legge sul portale della Rete del caffè sospeso.

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