Gli “acquafrescai” di Napoli: la storia di una figura tipica del folklore partenopeo

Tra le figure più interessanti della tradizione popolare napoletana vi sono certamente gli “acquafrescai”; per secoli a metà strada tra venditori ambulanti e figuranti da strada, fanno oggi parte di quel pacchetto di ‘esperienze’ legate al folklore cittadino che tanto piacciono alle frotte di turisti che fanno visita alla città di Partenope. Gli acquafrescai del ventunesimo secolo, infatti, gestiscono piccoli chioschi, perlopiù incastonati qua e là nel caotico tessuto urbano di Napoli; uno dei più longevi in assoluto – in attività già dai primi decenni dell’Ottocento – si trova nella celebre Piazza Trieste e Trento, a due passi dal Teatro San Carlo, da Piazza del Plebiscito e del ben più aristocratico Caffè Gambrinus.

 

La “limonata a gambe aperte”

La fama degli acquafrescai napoletani è legata principalmente alla cosiddetta “limonat a cosc’ apert’”, ovvero “la limonata a gambe aperte”. Di cosa si tratta? Null’altro che un bibitone digestivo, un mix di acqua, succo di limone e un pizzico di bicarbonato di sodio. Il nome deriva da una particolarità di questa bevanda: la reazione tra il succo di limone e il bicarbonato rende la limonata estremamente effervescente (merito anche di una rapida ma vigorosa mescita da parte dell’acquafrescaio), al punto da costringere il consumatore – spesso un ignaro turista – a fare un passo indietro e divaricare le gambe per evitare di sporcarsi. 

L’impatto scenico ha contribuito a riportare in auge il fenomeno della “limonata a gambe aperte” e, di riflesso, a risvegliare l’interesse per una figura, quella degli acquafrescai, ormai divenuta estremamente rara.

 

Le origini degli acquafrescai napoletani: l’acqua “suffregna”

Pur essendo una città di mare, Napoli ha avuto per lungo tempo anche diverse fonti di acqua dolce: le sorgenti del Monte Echia e quelle dell’acqua ‘ferrata’. A partire dal 18° secolo circa, fecero la loro comparsa gli “acquaioli”, ovvero i venditori ambulanti di acqua sorgiva; la prima, in particolare, essendo molto ricca di zolfo, con il passare del tempo venne poi chiamata “suffregna” o “zuffregna” (sulfurea). Per oltre un secolo, furono soprattutto gli abitanti dell’attuale Via Chiatamone – un’arteria che si snoda alle spalle del lungomare di Napoli – a vendere sia l’acqua sulfurea che quella ferrata, conservata all’interno di piccole brocche di terracotta chiamate “mummarelle” (o “mummare”), in grado di mantenere l’acqua fresca a lungo. Così come gli altri ambulanti che popolavano la città nei secoli scorsi, anche gli acquafrescai attiravano i clienti con le ‘voci’, una specie di cantilena con la quale decantare la bontà del proprio prodotto e invogliare i passanti all’acquisto.

 

Successivamente, per coprire il retrogusto solforoso dell’acqua sorgiva, alcuni acquaioli presero ad aggiungere un po’ di succo di limone e, dopo, anche del bicarbonato. Nacque così la bevanda che oggi viene chiamata “limonata a gambe aperte” (o anche “sarchiapone”, un termine di origine greca che in dialetto napoletano indica una persona di scarsa intelligenza), che fin dalle origini rappresentò un valido aiuto per la digestione, soprattutto in occasione dei ricchi e abbondanti pranzi della tradizione napoletana. La cucina partenopea, infatti, pur essendo di base povera e genuina, fa ampio uso di carni grasse, spesso utilizzate per arricchire e insaporire brodi, sughi e minestre.

 

Tra tradizione e attualità

La figura dell’acquafrescaio è sopravvissuta, pressoché intatta, fino al 1973, quando l’epidemia di colera che colpì la città spinse le autorità a chiudere tutte le fonti cittadine di acqua sulfurea. Le fontane sono state riaperte per un breve periodo all’inizio del nuovo Millennio, per poi essere nuovamente chiuse nel 2003; i moderni acquafrescai, quindi, non attingono più alle fonti sorgive del Monte Echia ma tramandano, intatto, il fascino di un’antica tradizione tutta napoletana. 

Per chi volesse replicare la ricetta in casa, magari per digerire meglio un lauto pranzo domenicale, bastano pochi ingredienti: acqua, bicarbonato di sodio e succo di limone (o di un altro agrume a proprio piacimento). Quest’ultimo può essere facilmente ottenuto utilizzando un pratico spremiagrumi Black&Decker, come quello messo in palio dalla raccolta punti di Energiazzurra.  

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