Tra Diego Armando Maradona e il Napoli esiste un legame indissolubile, diventato sempre più profondo e inscindibile nel corso dei sette anni trascorsi dal ‘Pibe de oro’ in maglia azzurra. La storia, ricca di luci ma non priva di ombre, tra uno dei calciatori più forti di sempre e la squadra partenopea ebbe inizio grazie all’allora presidente del Napoli, Corrado Ferlaino; deciso ad allestire una squadra che potesse finalmente competere per il vertice, strappò Maradona al Barcellona per la cifra esorbitante di 13 miliardi di lire. Era l’estate del 1984.
L’arrivo al Napoli: l’esordio e le prime stagioni
Reduce da un’esperienza travagliata in Spagna, segnata dal grave infortunio alla caviglia, Diego Armando Maradona passa al Napoli al termine di una trattativa lunga e complessa. La presentazione ufficiale avviene il 5 luglio 1984, in uno stadio San Paolo gremito da circa ottantamila tifosi.
L’esordio in campionato, però, non è dei più felici: la sconfitta per 3-1 in casa dell’Hellas Verona (che poi vincerà lo scudetto), lascia presagire una stagione in chiaroscuro. In effetti, a fine stagione il Napoli è solamente ottavo, ma Maradona riesce comunque a mettere in mostra la propria classe, segnando ben 14 gol, che gli valgono il terzo posto finale nella classifica cannonieri. Memorabile la tripletta siglata al San Paolo contro la Lazio, battuta per 4-0.
L’anno seguente il Napoli cambia allenatore (via Marchesi, arriva Bianchi) e si rinforza ulteriormente, acquistando giocatori del calibro di Giordano, Pecci, Renica e Garella. Maradona si conferma miglior marcatore stagionale con 11 gol, compresa la celebre punizione che permette agli azzurri di battere la Juventus al San Paolo per 1-0 il 3 novembre del 1985.
L’estate del 1986, quella dei Mondiali di Calcio in Messico, è quella della definitiva consacrazione de ‘El pibe de oro’: il ‘Gol del secolo’ realizzato contro l’Inghilterra, reso immortale dal racconto di Victor Hugo Morales, assieme alla doppietta in semifinale contro il Belgio, spingono l’Argentina verso la conquista del titolo mondiale.

Le grandi vittorie: lo scudetto e la Coppa UEFA
Di ritorno dal Messico con il morale alle stelle, Maradona è deciso a regalare uno storico successo anche al Napoli. In aggiunta, la squadra è stata ulteriormente rinforzata dagli arrivi di Carnevale e De Napoli. L’esordio in campionato in casa del Brescia (0-1) porta la sua firma ma gli azzurri faticano ad ingranare la marcia giusta. A novembre arriva il tassello che manca per completare il mosaico, il centrocampista Francesco Romano, prelevato dalla Triestina.
La svolta arriva il 9 novembre 1986 quando il Napoli batte per 3-1 la Juventus nello scontro diretto al Comunale di Torino e si issa da solo in vetta alla classifica, dove resterà fino alla fine della stagione. Il 10 maggio 1987, a seguito dell’1-1 al San Paolo contro la Fiorentina, gli azzurri possono festeggiare il primo scudetto della propria storia: Maradona, con 10 gol, è ancora una volta il miglior marcatore della squadra. Quattro giorni prima, il Napoli aveva strapazzato il Bologna (4-2 in trasferta), conquistando l’accesso alle semifinali di Coppa Italia contro il Cagliari. All’andata, decide un gol di Maradona (0-1); al ritorno, i partenopei si impongono per 4-1. La doppia finale contro l’Atalanta, battuta 3-0 al San Paolo e 1-0 a Bergamo, vale il primo double della storia azzurra e il record di 13 vittorie su 13 gare disputate.
La stagione 1987/88 vede Maradona in grande spolvero (15 gol in 28 partite); il Napoli sembra destinato a replicare il successo dell’anno prima, tant’è che a tre giornate dalle fine è primo in classifica. Il primo maggio 1988, però, il Milan vince per 3-2 al San Paolo e realizza il sorpasso decisivo, anche perché gli azzurri perdono anche la gara successiva a Firenze mentre i rossoneri pareggiano contro la Juventus.
Il Napoli chiude anche il campionato 1988/89 al secondo posto, dietro l’Inter dei record di Trapattoni, nonostante i 16 gol di Maradona. La stagione però porta in dote uno storico trionfo europeo, con la conquista della Coppa UEFA; ‘El pibe de oro’ mette a segno tre gol, tutti su rigore e tutti decisivi, soprattutto quelli contro la Juventus e lo Stoccarda.
Il secondo scudetto e l’addio
L’alloro europeo non placa le voci secondo le quali Maradona vorrebbe lasciare il Napoli, alle prese con problemi personali e circondato da un affetto spesso eccessivo ed asfissiante. Il presidente Ferlaino riesce a trattenere il fuoriclasse argentino, al quale si era interessato l’ambizioso Marsiglia. Reduce dagli impegni con la Nazionale e in ritardo di condizione, a inizio stagione Maradona viene sostituito spesso dal neo acquisto Massimo Mauro e dal giovanissimo Gianfranco Zola; la squadra, affidata alla guida di Albertino Bigon, si installa ai vertici della classifica, grazie ad una striscia di 16 gare senza sconfitte.
Il ritorno in campo di Maradona avviene alla quinta giornata, in casa contro la Fiorentina; con il Napoli sotto per 2-0 (doppietta di Baggio), a inizio ripresa entra in campo con un insolito numero ‘16’ sulle spalle. Malgrado un calcio di rigore sbagliato, guida gli azzurri alla vittoria in rimonta per 3-2. A fine stagione sarà di nuovo scudetto, al termine di un lungo testa a testa – non privo di polemiche – con il Milan.
La storia di Diego in azzurro, però, è praticamente giunta al termine; la vittoria della Supercoppa contro la Juventus (5-1) è quantomeno illusoria. La squadra viene indebolita e fa fatica a competere, sia in campionato (1 punto nelle prime 3 partite) che in Europa: a novembre arriva la cocente eliminazione dalla Coppa Campioni contro lo Spartak Mosca. Nella gelida trasferta moscovita, la squadra viene raggiunta solo in un secondo momento da Maradona, che entra a mezz’ora dalla fine al posto di Zola; il rigore trasformato dopo l’errore di Baroni non basta a evitare la sconfitta. Il cammino in campionato prosegue a rilento, e il 4-1 subito al San Paolo dalla Sampdoria è un formale passaggio di consegne. Il 17 marzo del 1991 Maradona gioca la sua ultima partita con la maglia del Napoli, in casa contro il Bari; verrà poi squalificato per un anno e mezzo, prima di trasferirsi al Siviglia.
Nonostante l’addio tormentato, il fuoriclasse argentino è rimasto legato indissolubilmente al Napoli e alla città; generazioni di tifosi sono cresciute nel mito del ‘Pibe’, al quale è stato poi intitolato lo stadio dopo la sua scomparsa. I sostenitori azzurri possono oggi ammirare le gesta di nuovi campioni allo stadio ‘Diego Armando Maradona’, indossando il merchandising ufficiale del club in palio con la raccolta punti Energiazzurra.